Quali motivi spingono un’impresa a diventare internazionale

L’internazionalizzazione d’impresa è un processo che permette a un’azienda di espandersi e cogliere nuove opportunità commerciali al di fuori dei confini nazionali.

Si parla di internazionalizzazione, ad esempio, quando un’impresa esporta o vende all’estero i propri prodotti, quando crea joint venture o alleanze strategiche con partner stranieri, quando attua investimenti diretti all’estero o operazioni di delocalizzazione o si avvale di apporti di capitale di azionisti stranieri.

Nell’affrontare un processo di internazionalizzazione, però, è fondamentale avere ben chiaro perché si internazionalizza.

L’internazionalizzazione, infatti, mette l’azienda davanti a sfide ambiziose ma impegnative, che implicano anche una trasformazione di molti aspetti del business. Il processo di internazionalizzazione d’impresa, dunque, non si può improvvisare. Ci vuole una solidità aziendale di base, un alto livello di preparazione e una visione nitida dell’obiettivo che si desidera raggiungere e degli strumenti necessari per arrivarci.

In questo articolo vedremo nel dettaglio quali motivi spingono un’impresa a diventare internazionale

Perché le imprese si internazionalizzano: dieci motivi fondamentali

Le opportunità dell’internazionalizzazione d’impresa sono innumerevoli. In particolare, ci sono dieci fondamentali motivi che spingono un’impresa a diventare internazionale:

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    1. aumentare il fatturato, poiché aprirsi all’estero permette di avviare rapporti commerciali con più clienti, che potrebbero rivelarsi partner d’impresa strategici;

     

    1. aumentare le opportunità di vendita e di crescita, espandendo la propria base di clienti potenziali in un altro Paese;

     

    1. aumentare il ciclo di vita dei propri prodotti, che magari non sono più tanto interessanti nel mercato di origine ma potrebbero esserlo in un nuovo mercato;

     

    1. diversificare i rischi, riducendo la dipendenza da un singolo mercato o cliente;

     

    1. acquisire nuove conoscenze, competenze e risorse disponibili in un altro Paese;

     

    1. sviluppare nuove tecnologie e nuovi prodotti grazie alle contaminazioni con l’estero;

     

    1. migliorare la competitività su scala globale, da un lato accedendo a manodopera specializzata, dall’altro a costi del lavoro e a un carico fiscale più bassi;

     

    1. attingere a fonti di finanziamento più favorevoli, ottenendo vantaggi a livello fiscale e di governance;

     

    1. ridurre la dipendenza dalle politiche economiche e dalle fluttuazioni del mercato domestico, aumentando la stabilità dell’impresa a lungo termine;

     

    1. incrementare l’appeal del proprio marchio, con conseguenze positive sulla reputazione aziendale.

    Oltre a tutte le opportunità dell’internazionalizzazione che abbiamo appena visto, tra i motivi che spingono un’impresa a diventare internazionale ci possono essere anche situazioni in cui i mercati esteri sono l’unica via di scampo al fallimento dell’impresa. Ciò accade quando le condizioni del mercato nel proprio Paese sono sempre più sfavorevoli e l’azienda per sopravvivere non può fare altro che cercare nuove opportunità oltre confine.

    In conclusione, possiamo dire che il processo di internazionalizzazione può essere innescato da molteplici motivazioni, ma spesso – soprattutto per quanto riguarda la realtà delle PMI italiane – a fare la differenza è la presenza di un imprenditore visionario, coraggioso e intraprendente che decide di impegnarsi in un’attività a medio-lungo termine per la conquista dei mercati internazionali. L’interesse verso un processo di internazionalizzazione cresce, dunque, quando un’azienda è guidata da un leader che desidera creare il proprio vantaggio competitivo sui mercati esteri con lo scopo di rafforzare la posizione della sua azienda in un contesto globale.

    L’internazionalizzazione delle imprese italiane

    Vale la pena, infine, spendere due parole sull’internazionalizzazione delle imprese italiane, in particolare delle cosiddette “PMI”, le piccole e medie imprese così tanto diffuse nel nostro Paese. Benché questo tipo di aziende siano ormai da molto tempo presenti sui mercati internazionali, nella maggioranza dei casi non hanno fatto un vero e proprio “salto di qualità” dal punto di vista dell’internazionalizzazione.

    Da un lato, alla base di tutto ciò c’è certamente la difficoltà di ricreare all’estero le condizioni ideali per una produzione di qualità elevata – all’altezza appunto del nostro famoso e tanto amato “Made in Italy” –, ma d’altro canto c’è probabilmente anche la diffusa preoccupazione di trovarsi a creare strutture d’impresa troppo rigide e complesse, che si potrebbero rivelare difficili da gestire e da sostenere nel lungo periodo.

    Tutto ciò fa sì che molte aziende italiane si siano lanciate sui mercati esteri con modelli di internazionalizzazione non pienamente maturi né solidamente strutturati, ottenendo risultati poco soddisfacenti. Invece, ciò che può fare davvero la differenza nell’internazionalizzazione d’impresa è il mix di pianificazione, capacità di analisi e disponibilità a farsi affiancare nel processo di internazionalizzazione da consulenti esperti in grado di strutturare una strategia adeguata e personalizzata.

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    Nella mia attività di consulenza dedicata all’internazionalizzazione delle imprese mi occupo proprio di aiutare le aziende – in particolare le PMI italiane – a elaborare una strategia differenziante per emergere con successo nei mercati internazionali.

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